Il David di Michelangelo

Il David

Michelangelo si dedicò a quest’opera con l’intento di celebrare l’acquistata libertà di Firenze con l’avvento della repubblica, ricorrendo al un tema biblico del giovine pastorello David che riesce a sopraffare il gigante Golia simbolo del potere oppressivo. Cominciò il lavoro dopo il suo rientro nel 1501 a Firenze da Roma, ove aveva lavorato assiduamente al servizio di Papa Giulio II (Giuliano della Rovere 1443 -1513), con cui i rapporti, stando almeno alle cronache del tempo, furono talvolta anche burrascosi,

La statua fu ricavata da un enorme blocco marmoreo proveniente dalle cave di marmo delle Apuanie e conservato nei depositi della cattedrale. In precedenza nel 1476 due artisti fiorentini Agostino di Duccio e Antonio Rossellino avevano tentato di lavorare sgrossandolo, senza giungere però a risultati concreti, per cui decisero di abbandonarlo.

La statua del David venne celebrata sin da subito come l’opera capace di variare il gusto estetico del proprio tempo e di affermarsi quale espressione del Rinascimento, grazie all’applicazione dello studio anatomico di modo da rendere tramite forme virili possenti e armoniche l’immagine del nudo eroico, la cui forma era la realizzazione fisica, di un complesso insieme di valori filosofici ed estetici. I Fiorentini si immedesimarono con l’aspetto atletico e fiero del giovane eroe interpretandolo come espressione della forza e della potenza della proprio città nel periodo del massimo splendore; per i sostenitori della Repubblica divenne il simbolo della vittoria della democrazia sulla tirannia esercitata in passato dalla famiglia dei Medici.

La Prima Collocazione

Il 25 gennaio 1504 il governo della città retto da Pier Soderini, gonfaloniere della repubblica, incaricò una commissione formata dai maggiori artisti che all’epoca si trovavavo a Firenze, tra cui lo stesso Leonardo da Vinci, oltre a Sandro Botticelli, Filippo Lippi, il Perugino, di studiare una nuova collocazione della scultura. La commissione deliberò di collocarla sull’ingresso di Palazzo Vecchio sede del governo, posata su di un basamento in modo che lo spettatore potesse ammirarla dal basso.

L’opera per il continuo permanere all’aperto sotto l’azione aggressiva e diretta degli agenti atmosferici ha rischiato nel corso di quasi quattro secoli un lento e contino deterioramento del marmo, in particolare sulle parti più esposte come quella superiore della testa e delle spalle. Si ricorda fra l’altro che, nel corso di tumulti popolari avvenuti nel 1527 a seguito della cacciata dei Medici da Firenze, la statua riportò un grave danno al braccio i cui frammenti furono miracolosamente salvati e custoditi dal giovane Giorgio Vasari, architetto aretino destinato a divenire uno dei maggiori interpreti dei principali avvenimenti artistici della città, oltre che scrittore e storiografo della vita artistica italiana d’allora con il superbo trattato delle “VITE”. I frammenti furono poi ricollocati sul braccio della statua nel 1453.

Lo Spostamento nella Galleria dell’Accademia

A seguito di alcuni tentativi di ripulitura intorno alla metà del XIX secolo, ma che tuttavia non dettero i risultai sperati, nel 1872, dopo un lungo periodo di attenta e assidua osservazione da parte di tre commissioni di studio appositamente istituite per valutare lo stato di conservazione del marmo, avviene un evento di portata storica che segnerà la vita futura della Galleria dell’Accademia. Sulla scorta dei risultati allarmanti forniti dagli esperti, viene deciso dal Comune di Firenze di trasferire il blocco marmoreo del David di Michelangelo dalla scalinata di Palazzo Vecchio, ove rischiava di essere compromessa la sua integrità fisica per la lunga e continua esposizione all’ambiente esterno, in via Ricasoli all’interno del complesso dell’ex Spedale di San Matteo di Cafaggio, che ospitava la Galleria dell’Accademia delle Belle Arti, istituita con “motuproprio” nel 1784 dal Granduca di Toscana Leopoldo I° di Lorena.

Per la eccezionale occasione venne appositamente costruita una tribuna a pianta rettangolare raccordata ad una esedra semicircolare, collocata in fondo alla sala dei quadri antichi (chiamata Corridoio dei Prigioni dopo il nuovo allestimento con le massicce opere scolpite da Michelangelo per il mausoleo di Papa Giulio II° a Roma). La tribuna sormontata da una volta circolare culmina in alto con un lucernario per consentire l’illuminazione naturale della grande opera il cui effetto è veramente stupefacente nell’esaltare attraverso i giochi di luce e di ombre la maestosa tridimensionalità del nudo corpo del giovane . Il progetto venne curato dall’architetto Emilio De Fabris la cui ideazione, come è stato riconosciuto dai maggiori critici d’arte, ha esaltato la bellezza del giovane eroe biblico divenuto poi simbolo ed emblema della repubblica fiorentina dopo la cacciata dei Medici.

Il trasferimento della statua fu lento e durò oltre dieci giorni nell’agosto del 1873; la statua imbracata entro una protezione di legname, venne movimentata su rotaie di treno, sistema ritenuto più sicuro onde sopportare le sconnessioni e il pericolo ribaltamento lungo le strade del centro storico fiorentino.

Il David liberato dalla protezione del castello ligneo, venne esposto circa nove anni dopo il suo trasferimento in Galleria e fu collocato su basamento a giusta altezza dal pavimento in accordo con i punti di osservazione prospettica del visitatore, per essere ammirato dal basso e con alle spalle l’esedra voluta dal De Fabris.

Nel 1910 una copia in marmo del David scolpita da Luigi Arrighetti fu ricollocata all’ingresso di Palazzo Vecchio.