I nuovi arrivi nel 1900 ed il periodo contemporaneo

michelangelo schiavo ribelli

Schiavo Ribelle di Michelangelo

Nel 1909 la Galleria dell’Accademia si arricchisce dall’arrivo dei Prigioni (chiamati anche Schiavi fin dal sec. XIX), quattro possenti sculture di nudi maschili di Michelangelo, voluti al coperto in quanto minacciate da degrado per la continua e lunga esposizione ad ambiente esterno. Le quattro sculture parte di una serie di sei statue ( le prime due si trovano al Louvre di Parigi), superiori di massa al naturale, incatenate in varie pose come prigionieri, non liberate dall’artista interamente dalla materia e pertanto incompiute, scolpite da Michelangelo per il mausoleo di Papa Giulio II° a Roma, fino allora avevano arredato la Grotta del Buontalenti nel Giardino di Boboli, quivi collocate per volontà del Granduca Cosimo I° a cui furono donate da Leonardo Buonarroti nipote del grante artista dopo la sua morte. I nuovi arrivi furono collocati dopo il vestibolo dell’ingresso di via Ricasoli nella prima galleria, chiamata in seguito Galleria dei Prigioni, insieme al famoso gruppo del San Matteo, già presente in Accademia, a cui si aggiunse la Pietà di Palestrina, (gruppo marmoreo raffigurante drammaticamente Gesù morto che si accascia sulle proprie gambe e sostenuto dalla Madre), proveniente dalla Cappella di Palazzo Barberini a Palestrina vicino Roma, dietro acquisto dello Stato Italiano nel 1939.

Con i nuovi arrivi la galleria dei quadri antichi assunse un valore organico della vita artistica di Michelangelo Buonarroti e allo stesso tempo divenne la raccolta più copiosa del grande maestro conservata in un museo.

In questo periodo sotto la direzione di Cosimo Ridolfi la Galleria dell’Accademia conosce una nuova trasformazione che investe principalmente la raccolta dei dipinti; accanto al riordino dei quadri antichi con la loro ricollocazione in sale appositamente destinate, quali quella del trecento, del quattrocento e del seicento, vengono ricavati nuovi ambienti espositivi nell’ala sinistra della tribuna, oggi conosciute come le sale del Duecento e Primo Trecento, degli Orcagna e seguaci, della Scuola di Giotto, dove trovano migliore collocazione opere del Botticelli e del Perugino.

Intorno agli anni 20 del sec.XX, in un quadro generale di sistemazione dei musei cittadini con le conseguenti convenzioni tra comune di Firenze e Stato, vengono trasferiti alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti tutti i dipinti di soggetto moderno, un’altra scorta di opere di autori di scuola fiorentina viene trasferita agli Uffizi, mentre quelle del Beato Angelico vengono indirizzate al vicino Museo di San Marco, depositario appunto delle opere dell’Angelico.

Nel corso degli anni trenta vengono inglobate al piano terreno le sale del Colosso e dell’Anticolosso, cosi chiamate perchè vi si conservava il gesso di una statua antica, uno dei Dioscuri di Montecavallo, e vengono destinate a ospitare le pale di grandi dimensioni del cinquecento fiorentino. A seguito di questi trasferimenti la galleria perse qualsiasi connotazione di galleria moderna per diventare dopo questo episodio la Galleria dell’Accademia.

Intorno agli anni cinquanta, sotto la direzione di Luisa Becherucci, si dette avvio alla riorganizzazione degli ambienti al piano terra alle sale dei Colossi. Al centro della sala maggiore fu collocato il modello del Ratto delle Sabine in terra cruda, opera dello scultore fiammingo Jean de Boulogne, detto Giambologna, eseguita intorno al 1582, la cui versione in marmo è collocata ancora oggi, come abbiamo visto, sotto la Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria. Alle pareti furono collocati numerosi esemplari di pittura fiorentina su tavola e tela del XV e XVI sec, con opere dei grandi maestri, come Paolo Uccello, Botticelli, Perugino, Filippino Lippi, Ghirlandaio. I due ambienti furono dinuovo riorganizzati negli anni ’80 con la destinazione della sala più piccola a divenire sede della biglietteria e della libreria spostando le opere del Pontormo, Bronzino e Alessandro Allori nella sala delle opere di Michelangelo al posto degli arazzi.