Le trasformazioni volute dal Granduca di Toscana Leopoldo 1°

pietro leopoldo I

Pietro Lepoldo I, Granduca di Toscana

Con l’avvento del Granduca Leopoldo 1° di Lorena, illuminato sovrano del Granducato di Toscana e grande riformatore del sec. XVIII, si avviò un processo di grandi cambiamenti in questa parte della città e si volle insediare una sorta di cittadella delle arti al fine di favorire lo sviluppo non solo culturale dello stato granducale ma anche quello economico con l’affermarsi delle manifatture artistiche toscane. Nel 1784 il granduca con “motuproprio “decretò infatti che tutte le scuole di disegno esistenti a Firenze fra le quali l’antica Accademia delle Arti del Disegno fondata nel 1563 da Cosimo de’ Medici e frequentata dai maggiori artisti del tempo quali Vasari, Bronzino, Ammannati, Sansovino, Giambologna, Cellini, fossero unificate in una sola Accademia che avrebbe acquisito il nome classicamente più moderno di Accademia delle Belle Arti “tutte le scuole appartenenti al Disegno, e all’Accademia che alle medesime dovrà presiedere”.

Volle inoltre che accanto a questa fosse creata una Galleria ove custodire gli antichi dipinti che si andavano acquisendo, attraverso i quali giovani allievi avrebbero arricchito la loro formazione artistica, dedicandosi allo studio, l’osservazione e la riproduzione delle opere originali o riprodotte dei maestri italiani del rinascimento ed oltre. Gli studi nell’Accademia furono gratuti ed aperti a tutti coloro che avessero fatto richiesta di frequenza e furono stabilite le materie di insegnamento : pittura, scultura, composizione colorito, nudo, intaglio in rame, architettura e “grottesco” termine poi modificato in disegno ornato.

Il nuovo organismo dell’accademia nel 1783 fu avviato all’interno del soppresso Spedale del Convento di San Matteo sull’angolo dell’attuale Piazza San Marco, la cui riconversione funzionale e distribuitiva venne affidata all’arch. Gaspare Mattia Paoletti, professore stesso di architettura nell’accademia e ai suoi collaboratori Bernardo Fallani e Giuseppe Paoletti. Le trasformazioni progettate e dirette dal Paoletti e collaboratori, hanno riguardato sostanzialmente il tamponamento del trecentesco loggiato su via del Cocomero oggi via Ricasoli ( bisognerà attende il restauro del 1931 perchè venisse ripristinato il loggiato trecentesco cosi come oggi si vede), la sopralevazione di un corpo di fabbrica su questo per allestire le scuole di disegno di figure, intaglio in rame, pittura e disegno di ornato, nel riadattamento a gallerie espositive degli ambienti originariamente destinati agli ospedali degli uomini e delle donne e nelle trasformazioni funzionali necessarie ad inserire i servizi e gli alloggi direttivi dell’istituenda Accademia, oltre che al reperimento di ambienti per insediare gli atelier di artisti sparsi per la città. Nelle due gallerie ultimate fin dal 1784, iniziò ben presto l’allestimento della copiosa produzione artistica della scuola.

Il Granduca Leopoldo 1° volse successivamente il suo interesse all’adiacente Convento delle Monache di S. Niccolò, antico monastero di San Niccolo di Cafaggio, posto in testa a via del Cocomero angolo via del Ciliegio (oggi via Alfani), acquisendo l’intero complesso il 7 maggio 1787 per una cifra di L. 5.315, affidando l’incarico della sua trasformazione e riadattamento all’ architetto Bernardo Fallani. Nel 1796 viene insediato all’interno dell’ex convento delle Monache l’Opificio delle Pietre Dure, trasferitosi dall’originaria sede degli Uffizi e più tardi nel 1857 arriverà la scuola di musica, oggi Conservatorio Luigi Cherubini, a seguito del progetto di ristrutturazione della parte di fabbrica all’angolo sulle due strade curata dall’architetto Francesco Mazzei. Le rapresentazioni planimetriche ottocentesche mostrano infatti i due complessi edilizi contigui e riuniti sotto l’Istituto della Regia Accademia delle Belle Arti. Veniva in tal modo a concretizzarsi l’idea del Granduca di trasformare un ambito strategico della città in un grande officina di cultura ed arte tant’è che alla fine del XVIII sec. l’operazione poteva ritenersi conclusa.

Nella Galleria voluta dal Granduca a supporto degli studi accademici, nella ex corsia degli uomini dello ospedale di San Matteo furono collocati calchi e gessi, tra questi il Ratto delle Sabine del Giambologna (copia in gesso del gruppo marmoreo esposto nella Loggia dei Lanzi e l’Allegoria di Firenze che domina Pisa oggi esposta in Palazzo Vecchio ) disegni e i modelli vari mentre nella corsia delle donne furono collocati i dipinti.

Con la soppressione di istituzioni religiose e di conventi sparsi nel territorio fiorentino, prima con il Granduca di Lorena sul finire del sec. XVIII, poi con Napoleone Bonaparte agli inizi del sec XIX, nuove opere, in gran parte di soggetto religioso eseguiti dai maggiori maestri operanti a Firenze e nei dintorni dalla seconda metà del Duecento alla fine del Cinquecento, pervennero ad arricchire la raccolta dei dipinti, come le Maestà del Cimabue e di Giotto, la Sant’Anna Metterza di Masaccio e Masolino, l’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, il Battessimo di Cristo di Leonardo, la Cena di Emmaus di Pontormo. In particolare la collezione di tavole a fondo oro risulta unica al mondo per i suoi numerosi esemplari.